È difficile non pensare a Benny Lai, quando si pensa al mestiere del vaticanista. Difficile,
perché Benny Lai è stato uno dei
pionieri di questo mestiere. Quando c’era la prima Sala Stampa della Santa
Sede annessa all’Osservatore Romano,
dopo la Seconda Guerra Mondiale, lui era lì. Ed era lì durante la transizione
da Pio XII a Giovanni XXIII, era lì
quando è iniziato il Concilio Vaticano II, era lì durante il pontificato di Paolo VI e l’arrivo di San Giovanni Paolo
II. Era lì con Benedetto XVI. E
c’è stato per i primi mesi del Pontificato di Papa Francesco. Ma era da tempo
che continuava a dire: “Questo non è più
il mio vaticano”.
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giovedì 12 dicembre 2019
venerdì 12 dicembre 2025
Benny Lai, il primo pontificato senza di lui
È la prima volta nella storia di questa professione che Benny Lai non ha visto un Papa essere eletto. Era morto poco dopo l’elezione di Papa Francesco, e aveva seguito i Conclavi che avevano eletto Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Benny Lai non era solo parte della storia del vaticanismo. Era la storia.
sabato 12 dicembre 2020
Benny Lai e quel vaticanismo signorile che non può passare di moda
C’è un libro di Benny Lai che va letto e riletto per comprendere il modo in cui il decano dei vaticanisti intendeva il modo di fare Vaticano. È “Il mio Vaticano” (Rubbettino), che riprende i diari di Benny Lai, gli appunti che prendeva su un taccuino che aveva sempre sotto mano, e che lo rendeva riconoscibile a monsignori, cardinali, giornalisti.
domenica 12 dicembre 2021
Benny Lai, otto anni dopo
Fa riflettere che Benny
Lai, il decano dei vaticanisti italiani e l’uomo che inventò il nome stesso
di vaticanista, se ne sia andato otto
anni fa. Del pontificato di Papa
Francesco non ha visto che l’inizio, ma ha fatto in tempo a vedere, cosa
unica nella storia moderna, la rinuncia di un Papa, Benedetto XVI, che lui aveva seguito con attenzione, seppur
ormai con lo sguardo del “grande vecchio”, di colui che ne aveva viste tante e
che poteva fare un passo indietro ed osservare dall’alto. Non scriveva più
giorno dopo giorno, Benny Lai, e
questo si addiceva di più al suo modo di fare giornalismo, riflessivo, attento
ai segni e ai simboli, con un fare un po’ sornione e un po’ ironico che era
davvero la sua salvezza.
giovedì 12 dicembre 2024
Benny Lai, una assenza lunga un pontificato
Mi sono ritrovato a parlare di Benny Lai in Ungheria, quando sono stato chiamato a tenere un seminario su vaticano e vaticanismo al Collegio Episcopale di Studi Religiosi a Pécs. Perché, alla fine, non si può parlare di vaticanismo e vaticano senza passare attraverso il suo lavoro, che era fatto di amore per la storia minuta, dettagli buttati lì, in maniera agile, nei pezzi, e grande e acuto spirito di osservazione.
martedì 12 dicembre 2023
Benny Lai, dieci anni dopo
In questi giorni, mi trovo spesso a chiedermi cosa direbbe Benny Lai ascoltando alcune delle argomentazioni del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato in Vaticano. Farebbe qualche battuta caustica, probabilmente, come suo solito, e in questo modo nasconderebbe l’amarezza per un mondo vaticano che non c’è più e per un mondo nuovo per cui provava una certa curiosità, ma che non avrebbe mai potuto decifrare fino in fondo.
sabato 24 luglio 2021
Cosa legge un vaticanista?
Benny Lai sosteneva che per essere un vero vaticanista ci volevano almeno venti anni di professione, osservazione, dialogo con le persone. Venti anni di ascolto umile e paziente, di appunti (Benny aveva sempre con sé un piccolo taccuino), di riflessioni a bassa o ad alta voce. Si doveva comprendere il linguaggio del Vaticano, e saperlo usare. Bisognava conoscere le sfumature e i dettagli. Comprendere quando la reticenza era vera, e quando era invece una apertura. Analizzare il non detto, più che il detto. Il Vaticano è un linguaggio di simboli, e per simboli va compreso.
domenica 15 settembre 2019
Anche i Papi comunicano. Ma come?
Ci sono diversi buoni motivi per partecipare martedì 17 settembre alla presentazione
del libro “Anche i Papi comunicano” di Veronica
Giacometti. E i buoni motivi non riguardano chi presenta il libro, sebbene
siano persone degnissime di nota (Alessandro
Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero della comunicazione
vaticano, e il vaticanista di lunghissimo corso Gianfranco Svidercoschi). Né riguardano la pregevole prefazione,
scritta da don Ivan Maffeis,
direttore della comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana. Né sono rappresentati
dal fatto che Veronica Giacometti è una
collega, che parleranno anche Alan
Holdren e Angela Ambrogetti (rispettivamente capo dell’ufficio EWTN in
Vaticano e direttore di ACI Stampa), e
quindi che ci sarà un pezzo del mio mondo di comunicazione, della bolla – per
intenderci – in cui vivo e dalla quale scrivo.
domenica 22 maggio 2022
Qualche aneddoto su don Gino Belleri, la "sala stampa parallela" che non c'è più
Qualche giorno fa, è morto don Gino Belleri. Chi non fa Vaticano da tempo, non può conoscerlo. Ma chi è riuscito a calcare le scene del vaticanismo almeno fino al 2019 lo ha conosciuto o ne ha sentito parlare. Perché don Gino era “la sala stampa parallela”, con la sua Libreria Leoniana che gestiva da decenni e che si trovava in via dei Corridori, esattamente alle spalle della Sala Stampa della Santa Sede.
Alla sua morte, ho dedicato un ricordo, un po’ istituzionale, in cui raccontavo l’importanza di don Gino per il mondo vaticano, e lo riproduco qui sotto. Ci sono, però, dei ricordi personali che vanno condivisi.
lunedì 12 dicembre 2022
Il giornalismo tra parentesi di Benny Lai
Sono passati nove anni dalla scomparsa di Benny Lai, e ogni anno ho raccontato un pezzo della personalità, delle storie, degli insegnamenti di Benny. Ho parlato del suo “vaticano sottovoce”, del suo essere sornione, del saper leggere dentro le persone. Era un modo di fare giornalismo che non esiste più. Non è, però, che non esista più perché il mondo è cambiato. Non esiste più perché sono cambiati i giornalisti. Eppure, al di là dei mezzi, dei tempi, delle nuove forme di narrazione, quel tipo di impegno deve essere sempre vivo, sempre presente, sempre sviluppato.
venerdì 16 ottobre 2020
Quel “Vaticano nascosto” che invoca il diritto di cittadinanza sui media
Da un paio di settimane, i media
sono pieni di cronache giudiziarie che riguardano il Vaticano o persone che
orbitano intorno al Vaticano. Sembra che tutto, nella Santa Sede, sia
corrotto. Che, anzi, sarebbe meglio che la Santa Sede smettesse di esistere, se
questi devono essere gli effetti. Un
tema, tra l’altro, che è frutto di antiche campagne contro la Chiesa,
ideate anche dallo stesso ministro della Propaganda nazista Goebbels, il quale
individuò negli scandali sessuali e finanziari i grimaldelli per sradicare il
cattolicesimo se non dai cuori delle persone, dall’opinione pubblica.
domenica 2 aprile 2023
Giovanni Paolo II, e una idea di vaticanismo che compie 18 anni
Non avevo mai pensato di scrivere di Vaticano, prima di quell’ultima settimana di Giovanni Paolo II. E non pensavo che quella possibilità sarebbe diventata la mia professione. Eppure, a diciotto anni dalla morte di colui che per anni è stato “il mio Papa”, perché eletto prima che fossi nato, vale forse la pena riavvolgere il nastro della memoria, per comprendere come sono arrivato a fare quello che faccio adesso.
giovedì 24 agosto 2023
Il Sinodo è il futuro della Chiesa?
Ci sono varie domande intorno al processo sinodale in corso, lanciato da Papa Francesco, elaborato, lungo, probabilmente irreversibile. Ci si chiede se e come il Sinodo diventerà parte della vita della Chiesa, e in che modo si possa davvero fare una Chiesa sinodale. Ci si chiede se la Chiesa sinodale punti al cambiamento della dottrina stessa della Chiesa, o se invece sia soltanto un forum di discussione. Si palesa l’eventualità che questo percorso sinodale possa, in realtà, non essere davvero tale, perché in fondo poi tutto nella Chiesa si deve centralizzare, e a decidere è sempre il Papa. Addirittura, si mette in luce come, nel processo dell’ascolto, alcune voci non siano state ascoltate. Ci sono toni critici, toni allarmistici, toni molto positivi, toni eccessivamente positivi, toni moderatamente positivi nel dibattito.
mercoledì 2 aprile 2025
I venti anni senza Giovanni Paolo II sono per me venti anni di Vaticano
Non ero ancora un vaticanista. Eppure, il primo articolo di quella che è poi diventata la mia vocazione è stato pubblicato il 3 aprile 2005, e parlava della veglia della Misericordia alla Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Mi aveva mandato lì Giuseppe Di Fazio, caporedattore de La Sicilia, per il cui ufficio di Roma collaboravo, perché voleva captassi gli umori delle persone che stavano accompagnando l’agonia di Giovanni Paolo II in quella chiesa dedicata alla festa a lui tanto cara.
domenica 15 marzo 2020
Quando il giornalismo bussa alla porta con il nome di un signore d’altri tempi
Lo chiamavamo tutti “il Principe”, perché i suoi modi erano davvero aristocratici, di altri tempi. E così è stato che ho chiamato Gino Corigliano fino alla sua morte, nel 2013. Oggi, Gino Corigliano avrebbe compiuto 100 anni, e me lo ha ricordato uno speciale de “La Sicilia” per i 75 anni di vita del quotidiano.
sabato 6 febbraio 2021
La voce della Chiesa è ancora ascoltata?
C’è un format sul web che si chiama #ivescoviparlano, e che ha il pregio di dare voce ai vescovi italiani sui grandi temi. Così, i vescovi delle diocesi italiane vengono interrogati sui grandi temi, dalle questioni culturali ai temi della vita, fino alle questioni di stretta attualità. È l’unico luogo, oggi, dove i vescovi italiani possono dire di avere una voce personale, ascoltata, non mediata.
mercoledì 2 settembre 2020
La luce nascosta del cristianesimo, e come comunicarlo
Durante questa estate, ho ripercorso in una serie di articoli la storia europea attraverso i santuari e la devozione mariana. L’ho fatto con la convinzione che è proprio la storia che dà ragione all’idea che il cristianesimo costruisce civiltà, e soprattutto costruisce una civiltà dell’amore. Ma, soprattutto, l’ho fatto con la convinzione che sono gli stessi cristiani a non conoscere la loro storia, o persino a sottovalutarla. E così, si pensa che mettere da parte la propria identità cristiana sia necessario in un mondo in cui i cristiani non guidano più il mondo con la loro cultura e le loro idee.
giovedì 19 marzo 2020
Cinque anni di ACI Stampa: la ricerca di uno stile nel raccontare il Vaticano
Oggi sono cinque anni che è nata ACI Stampa, e ho la fortuna di essere in questa avventura sin dall’inizio. Ma ho anche avuto la fortuna di venire da un’altra palestra, quella di korazym.org, e di aver fatto prima tutto un percorso che oggi, per celebrare l’anniversario, voglio raccontare. Perché comprendere chi si è stati aiuta a comprendere chi si è, e perché guardarsi indietro è sempre utile per preparare il futuro.
sabato 12 ottobre 2019
Su vaticanisti, vaticanismo, vaticanologia e giornalismo
Le ultime vicende
dell’Istituto delle Opere di Religione, conosciuto come “banca
vaticana” sebbene non sia una banca, e la notizia di un prossimo libro
scandalistico, hanno riportato alla luce una serie di giornalisti che non si occupano
di Vaticano, non conoscono il Vaticano, non fanno del Vaticano il centro dei
loro interessi.
mercoledì 22 aprile 2020
Parlare di fede senza il fattore Dio? È politico, troppo politico...
Nel 2010, quando scoppiò lo scandalo delle case della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli date in affitto a prezzi concorrenziali ai politici, mi fu chiesto di scrivere un pamphlet, un instant book che mettesse in luce la vicenda. In un mese, buttai giù “Propaganda Fide R.E.”, uscito per i tipi del Saggiatore.
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