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lunedì 14 settembre 2026

Ad multos annos, Leone XIV

Leone XIV compie 71 anni, e comincia quella che in Vaticano è una lunga settimana di vacanza, perché oltre al compleanno del Papa (il 14 settembre) è vacanza anche l’onomastico del Papa (San Roberto, che cade il 17 settembre). Gli anniversari sono sempre un’occasione per fare un bilancio, guardarsi indietro, cercare di comprendere il futuro, e non fa eccezione il Papa. Ma, in questo caso, vorrei fare un bilancio diverso, non rivolto al pontificato, ma a noi giornalisti. Per capire se davvero abbiamo capito il Papa, o se invece ancora no.

 

1.     È il secondo compleanno di Leone XIV da pontefice e si deve dire che il Papa è rimasto di coerenza cristallina. Lo scorso anno si parlava di Mona Lisa Smile per definire il modo un po’ enigmatico in cui il Papa si poneva nei confronti degli interlocutori. Sempre pronto ad ascoltare, sempre ancora più pronto a non far intravedere i propri pensieri. Per questo, di Leone XIV non si riescono ancora a prevedere le mosse. Non perché siano imprevedibili, ma semplicemente perché lui è molto bravo a non farle sapere. È molto facile che, in queste condizioni, le indiscrezioni diventino semplice pettegolezzo. Ed è quello che succede. Ma prevedere la data di un possibile concistoro, una nomina, anche una modifica legislativa equivale a gettare una monetina, e cercare di prevedere il risultato. Può andare bene, ma anche male.

2.     Quando un Papa viene eletto, l’analisi generale riguarda la continuità o discontinuità con il pontificato precedente. Non fa eccezione Leone XIV. Ma è sempre più evidente che queste categorie non possono funzionare fino in fondo. Prevost è un sacerdote che è stato ordinato nel 1982; è immune dalla grande “guerra civile” post-conciliare e, se l’ha vissuta, ne ha vissuto soprattutto i ricaschi, anche ideologici, che c’erano nell’America Latina, dove lui è stato prima missionario e poi vescovo. Non è di certo un Papa che guarda al passato, al restauro della tradizione, alla cancellazione di anni di storia. Ma non è nemmeno un Papa che guarda al futuro senza tenere i piedi radicati nella storia e nella tradizione, e ciò deriva sia dal suo essere membro di un ordine religioso – che ha ovviamente una storia da rispettare – sia da una sua indole precisa. Facile tirare il Papa per la giacca, dire se è più “francescano” o “ratinzgeriano”. Ci saranno elementi di continuità e di discontinuità, sia dal punto di vista ideologico sia da quello del governo. È una nuova fase, va capita, il linguaggio si dovrebbe adeguare di conseguenza.

3.     Ovviamente, un Papa così non fa notizia, e spesso si sente dire, un po’ scherzando e un po’ no, che ci troviamo di fronte ad un pontificato noioso. Ed è un punto di vista legittimo, se si pensa che Papa Francesco ci aveva abituato a delle “montagne russe” comunicative continue. Quando le situazioni erano calme, Francesco interveniva a riempire il vuoto, con un gesto, una dichiarazione, un’iniziativa improvvisa. Questo non si può attendere da Leone XIV, ma non è detto che sia un male. È, semplicemente, un approccio diverso. Va accettato ed accompagnato. La notizia, nel mondo vaticano, sta anche e soprattutto nell’analisi, non tanto nel gesto. Forse, alla fine, la normalità è quella che stiamo vivendo ora.

4.     Leone XIV ha ripristinato la normalità in tante piccole cose, dall’uso della mozzetta – la mantellina rossa a mezza spalla che è parte dell’abito corale del Papa – al modo in cui vengono gestite le udienze. Ma non è un Papa senza empatia. Dalle foto con i bambini al modo in cui si avvicina ai pellegrini ai margini delle udienze generali, si nota subito che Leone XIV non è un Papa che non ama stare con la gente. Non è timido, non è eccessivamente populista. Quello che colpisce non è che la normalità faccia notizia, ma che nessuno sia davvero in grado di spiegare che cos’è la normalità. Ed è una grande sfida.

5.     Abbiamo atteso le decisioni di governo di Leone XIV. Invano. Finora, sono stati nominati il suo successore come prefetto del Dicastero dei Vescovi, l’arcivescovo Filippo Iannone, e il nuovo prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Maria Montserrat Alvarado. Non c’è stato uno spoils system inesorabile, né si sono ancora intraviste le linee di governo. Cercando di far un ritratto del Santo Padre, si è detto che è un decisore lento. Probabilmente non si attendevano che questa lentezza si sarebbe ulteriormente prolungata.

6.     Nei media, il pontificato di Leone XIV non è ancora iniziato. Vive di paragoni con il passato, e di pressioni su alcuni percorsi iniziati durante il pontificato precedente e che stanno lottando per sopravvivere. Nella realtà, Leone XIV ha mostrato davvero la sua essenza durante il viaggio in Spagna, il primo viaggio lungo espressamente organizzato sotto il suo pontificato (Libano e Turchia erano stati comunque pensati sotto Papa Francesco, e il viaggio a Monaco è stato troppo breve per essere decisivo), e lo ha fatto soprattutto nel monumentale discorso alle Cortes spagnole. Non sappiamo quando comincerà davvero il pontificato del governo. Ma si deve considerare anche che Prevost è stato due anni in Curia, ha avuto ottimi rapporti con tutti. È difficile voler rimuovere qualcuno che si conosce bene. E forse è questo che i media ancora non stanno considerando riguardo Leone XIV.

7.     Viviamo nell’idea che, prima o poi, il pontificato mostrerà il suo vero volto. E se invece fosse davvero questo il volto del pontificato? Un pontificato che non tace sui grandi temi, che è prudente sulle questioni internazionali, e che agisce con ancora ulteriore prudenza quando si tratta di governare? In fondo, i grandi cambiamenti non arrivano mai all’improvviso. C’è sempre maturazione prima. E la Chiesa non è ancora, davvero, in una nuova fase della sua storia.

8.     In generale, si analizza un Papa basandosi base alle decisioni di governo, alla scelta delle personalità da creare cardinali e ad alcune dichiarazioni in momenti particolari, come le conferenze stampa in aereo. Leone XIV ci ha abituati a contatti costanti con la stampa, specialmente quando usciva da Castel Gandolfo, eppure non ha concesso davvero molto in queste brevi dichiarazioni. Sul governo e creazione di cardinali, poi, ancora non c’è molto da dire, perché ancora non sono state fatte grandi decisioni.  Non possiamo ancora dire che cos’è questo pontificato, perché non abbiamo avuto gli strumenti.

9.     Allora forse è necessario cambiare prospettiva. Cominciare a pensare al pontificato come qualcosa di unico, di peculiare, e spogliarsi di tutti i vecchi metodi di analisi. Alcuni saranno ancora buoni, ma in generale sono inapplicabili a Leone XIV.

10.  Siamo di fronte ad un Papa di nuova generazione, o comunque siamo nella generazione di mezzo dei pontefici. Ci sarà, forse, un grande cambiamento di paradigma in futuro. Ma non sembra essere questo il momento.

 

Alla fine, i media non riescono a capire Leone XIV semplicemente perché il Papa non si può descrivere fino in fondo secondo gli schemi comuni. Non è un merito, ma il segno di una nuova generazione che ha cominciato a prendere le redini della Chiesa.

 

Questo pontificato ci chiede soprattutto di rimboccarci le maniche, di impegnarci in prima persona e di vivere la Dottrina Sociale della Chiesa. Non ha grandi slanci intellettuali, ma nemmeno gli mette da parte. Ha grandi slanci pastorali, ma mitigati dalla moderazione imposta dal ruolo.

 

Nel giorno del suo 71esimo compleanno, è facile dire che i media non hanno capito Leone XIV. E fore non lo capiranno mai.

 

Ad multos annos, Santo Padre.

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