Io posso definire un momento preciso in cui mi sono innamorato definitivamente della semiotica, del modo in cui questa poteva aiutarmi ad analizzare il mondo e di come quel tipo di analisi fosse fondamentale nella mia vita. E quel momento è nell’estate del 1997. Perché in quell’estate mi ritrovo ad aver letto qualunque cosa mi sia capitata a tiro in casa, e mi trovo tra le mani “Il Nome della Rosa”. E lo leggo, non perché conosca Umberto Eco, non perché sappia di cosa si tratti, ma perché il titolo promette bene, e poi ho letto persino i romanzi rosa, posso anche leggere un giallo medievale.
