Ho passato anni a leggere tutto ciò che capitava sulla morte di John Fitzgerald Kennedy, ho persino comprato il rapporto Garrison, mi sono imbevuto dei romanzi di James Elroy (con il magnifico “Sei pezzi da mille”), ma anche di quelli di Don De Lilllo (e “Libra” qui è il punto riferimento assoluto), ma mai avrei pensato che ci sarebbe stato un evento, nella mia vita, che avrebbe assunto quella dimensione di spartiacque come era stata la morte di Kennedy per gli Stati Uniti e per la civiltà cosiddetta occidentale.
Invece, 25 anni fa, accadde l’11 settembre. La generazione dei miei genitori si chiedeva, ogni tanto, all’improvviso, cosa stessero facendo il giorno in cui hanno saputo dell’assassinio di Kennedy. La mia generazione, quasi all’improvviso, ha cominciato a chiedere cosa stessero facendo nel momento in cui hanno avuto contezza dell’attentato alle Torri Gemelle. E tutti noi lo ricordiamo nitidamente.
