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domenica 9 agosto 2026

Dieci anni fa, il Cardinale Bagnasco parlava di “un ordine mondiale senza Dio”

Sono passati dieci anni da quando il Cardinale Angelo Bagnasco, da arcivescovo di Genova, pronunciò una memorabile omelia nel giorno di
San Lorenzo
, nella cattedrale a lui dedicata, denunciando l’esistenza di “un ordine mondiale senza Dio”. E, quando riportavo di questa omelia, non avrei mai pensato all’impatto che avrebbe avuto nella mia vita.

Al tempo, il cardinale Bagnasco era vicepresidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali di Europa (CCEE), organismo di cui sarebbe diventato presidente l’ottobre successivo. Ma era anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ed è per questo che c’era molta attenzione alle sue parole, soprattutto nelle grandi occasioni. E, ovviamente, la festa di San Lorenzo è una grande occasione, un momento in cui le parole del cardinale possono avere anche un impatto sociale.

 

Fu per questo che seguii l’omelia. E anche quello era un caso, perché era il periodo in cui le mie vacanze avevano luogo, la seconda metà di agosto, e dunque passavo le prime due settimane a tavolino, cercando di comprendere come “riempire” le pagine.

 

Niente, insomma, mi faceva pensare che questa omelia sarebbe stata diversa dalle altre. Ma mi colpì subito il riferimento all’ordine mondiale senza Dio. Nei mesi successivi, non persi occasione di chiedere al cardinale di questa espressione, in varie interviste. Per esempio, a settembre, al Congresso Eucaristico Nazionale che si teneva a Genova, in una intervista fatta con il collega Marco Mancini nella sacrestia della cattedrale di San Lorenzo, introdotti tra un chierichetto e l’altro da don Ivan Maffeis, che oggi è arcivescovo di Perugia.

 

O ancora a Barcellona, nel 2017, quando lo intervistai per la prima volta nel suo nuovo incarico di presidente del CCEE, chiedendogli di delineare le linee programmatiche del suo mandato.    

 

Quelle parole mi rimanevano dentro, in qualche modo. Come mi rimaneva dentro il fatto che Bagnasco, pensando probabilmente a Joseph Ratzinger e alla sua profezia di Natale nella radio Rundfunk (qui la traduzione in italiano fornita da korazym.org), parlava di una Chiesa che, seppur ridotta all’irrilevanza, non sarebbe mai stata privata della gioia del Vangelo.

 

Nel 2005, quando decisi che sì, potevo cominciare a scrivere di Vaticano, e cominciai a farlo con la benedizione del “Principe” Gino Corigliano, questi – un uomo di altri tempi, classe 1920 – mi prese da parte e mi disse: “Figlio, tu vuoi scrivere di Chiesa, e fai bene, perché il cattolicesimo sta perdendo peso, e quando una religione perde peso, ha molto da dire”.

 

Sembravano parole campate in aria, all’indomani dei funerali di Giovanni Paolo II, di fronte ad una Chiesa che sembrava trionfante e nuovamente rilevante. Ma aveva ragione.

 

In questi anni, mi sono occupato a lungo di diplomazia pontificia. L’ho fatto con il gusto tutto intellettuale di esplorare qualcosa che sembrava un po’ messo da parte, e con la voglia di leggere davvero tutti i documenti e i discorsi, di comprendere tutti i punti di vista. Ho conosciuto i grandi personaggi dell’epoca d’oro – è la fortuna di aver cominciato a lavorare molto presto – e ho potuto avere un confronto storico diretto tra i tempi che erano e quelli che sono oggi.

 

Ho potuto toccare con mano la perdita di rilevanza della Chiesa. Un po’, per effetto di un mondo sempre più secolarizzato, sempre più tecnocratico, sempre meno propenso a dare spazio alla fede e, dunque, a un punto di vista come quello della Chiesa, che, in fondo, non rappresenta alcun potere. Un po’, perché gli stessi uomini di Chiesa sembrano aver smesso di credere alla missione. Il senso della storia sembra perso: tutto avviene qui e ora, mentre le nuove generazioni non beneficiano dell’eredità delle precedenti. È il mondo nuovo, di cui la Chiesa è uno specchio, ed è un mondo che si allarga e dilata tutto nel presente. Ma davvero la Chiesa deve essere specchio di questo mondo? E davvero la Chiesa non riesce a dire una parola diversa da quella che si vive in questo mondo?

 

In questi anni di lavoro, ho ascoltato vecchie generazioni disilluse e nuove generazioni entusiaste, vecchie generazioni inacidite e nuove generazioni in cerca di un significato, generazioni di mezzo in cerca di sintesi senza però trovare un modo per fare cultura in maniera diversa e opposta al mainstream. E le parole del Cardinale Bagnasco, dieci anni fa, mi suonarono come un campanello di allarme.

 

Fu normale allargare lo sguardo al mondo. In quei tempi, quando si cominciava a parlare di sinodalità in questo modo più funzionalista che abbiamo visto operare in questi dieci anni a seguito dei due sinodi sulla famiglia, accarezzavo l’idea che un Sinodo, per essere davvero efficace, dovesse parlare della questione di Dio. Avevo pensato ad un Sinodo convocato dal Papa che partisse proprio dalla questione di Dio, di come era vissuto, dello stato della fede in ogni posto, in ogni luogo. Non un sinodo per evangelizzare, ma un sinodo per porsi delle domande.

 

Oggi, dopo dieci anni, penso che la questione di Dio resti centrale. Ho scritto un libro sull’evoluzione della Dottrina Sociale della Chiesa nei tempi delle nuove guerre e dei nuovi diritti, e non potevo che richiamare all’omelia del Cardinale Bagnasco (si chiama Un Ordine Mondiale Senza Dio?, infatti) perché quell’omelia mi ha fatto comprendere, in qualche modo, che c’è bisogno di ritornare a Dio, di riportare il concetto di Dio in mezzo alla società. In un mondo in cui Dio viene sempre più emarginato, in cui il concetto stesso di Dio viene strumentalizzato ma non vissuto, il grande tema non è riformare la Dottrina Sociale o aggiornare il Compendio che sicuramente ha bisogno di aggiornamenti, se non altro per includere gli ultimi documenti. Il grande tema è ritornare a Dio e, per i cristiani, ritornare ai concetti cristiani e cristianamente formati.

 

Senza paura e con l’idea che un dialogo possa avvenire solo se le posizioni di tutti sono chiare. Senza il timore di essere fraintesi, ma con l’arma della gioia della fede, che è il primo antidoto a un ordine mondiale che mette da parte la persona umana.

 

È vero che si vuole un ordine mondiale senza Dio. È vero che un ordine mondiale con Dio è, prima di tutto, un ordine mondiale per l’essere umano. E il martire Lorenzo e la sua persecuzione, in fondo, ce lo insegnano.

 

 

 

 

 

 

 

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