Parlando con i membri del Partito Popolare Europeo lo scorso 25 aprile, Leone XIV indicava come un antidoto ai populismi la necessità di tornare al realismo cristiano, sottolineando che nell’era del digitale forse era il caso di tornare all’analogico. E sembra essere questa la strada che ha preso PaginasDigital, periodico di informazione italo-spagnolo recentemente rilanciato, che mette tra i suoi obiettivi, nella lettera di presentazione ai lettori, quella di mettere in luce “i cercatori di senso”.
Non è una strada banale, ma è probabilmente la più sensata. PaginasDigital è nato una ventina di anni fa, come periodico di informazione generalista. Ora, sotto la guida del giornalista spagnolo di lungo corso Fernando de Haro, rilancia le sue pubblicazioni con un formato nuovo, una serie di firme dal forte impatto spirituale e filosofico, e l’obiettivo di non rincorrere le notizie, ma piuttosto di cercare i “germogli verdi”, ovvero le idee che possono ispirare le nuove generazioni.
Per chiarezza, va detto che il periodico si inserisce in una solida spiritualità e formazione del movimento Comunione e Liberazione, e conta tra i suoi collaboratori anche l’ex presidente di CL Julian Carron, primo successore di don Luigi Giussani, fondatore del movimento.
Il progetto è interessante, per vari motivi.
Prima di tutto, perché mette in luce un limite dell’informazione di oggi. Nel mezzo del rumore informativo, c’è una ricerca di senso che non viene intercettata. Preoccupati dagli scandali e dalla notiziabilità, i media hanno smesso in alcuni casi di svolgere quel ruolo di riflessione e ispirazione che sono chiamati ad avere. Non si tratta di perseguire il mito del “giornalismo watchdog”, ma piuttosto di cercare di essere più umilmente giornalisti di servizio.
Ma PaginasDigital ci dice che il servizio può anche essere reso con le idee, con la cultura, con la solida formazione cristiana, e anche – perché no? – con la provocazione dotta, con lo stimolo intellettuale che resta sempre nell’alveo del rispetto.
Quindi, PaginasDigital mostra anche un vuoto nel panorama dell’informazione. Dove tutto è veloce, è necessario poter fare una pausa e leggere. Il digitale cambia la nostra percezione, ci impedisce di leggere con una consequenzialità, eppure un progetto con articoli di ampio respiro avvicina il digitale all’approfondimento, lo inserisce in una nicchia solida, parla ad un lettore che non vuole scrollare, ma vuole cercare un senso. Ed è probabilmente questo il futuro, specialmente per il giornalismo di ispirazione cristiana.
Infine, PaginasDigital affronta anche un tema più ampio, che è quello della frammentazione del pensiero.
Scrive de Haro nella sua lettera di (ri)presentazione: “La crisi che stiamo attraversando la conosciamo tutti: i valori illuministici sono crollati, la democrazia è messa in discussione, il multilateralismo è scomparso, le forme tradizionali di sovranità lasciano il posto a grandi aziende tecnologiche che pretendono di dominare anche la parte più intima della nostra coscienza. E in tutti noi domina un malessere, un vuoto che, paradossalmente, ha molto di positivo”.
E aggiunge: “Noi non pretendiamo di informare – aggiunge – sulle ultime notizie (per questo oggi ci sono già altri che lo fanno molto bene), ma di offrire chiavi di lettura di fondo. E siamo convinti che la chiave di tutte le chiavi, quella che permette di iniziare a superare la disinformazione, sia l'irriducibilità dell'io che emerge con più forza in questi momenti difficili. La sfida dell'Intelligenza Artificiale (IA) è proprio appassionante perché valorizza di più l'autocoscienza”.
Alla fine, il futuro dell’informazione sarà in piccole nicchie per lettori capaci. Cosa voglio dire con questo?
Nel 2006, quando sviluppavo la mia tesi di laurea in Filosofia del Linguaggio e Semiotica, cercavo un modo di togliere la meccanicità dell’interpretazione all’analisi del testo semiotica. Umberto Eco aveva sviluppato l’idea di un “lettore modello”, il filosofo francese Paul Ricoeur parlava invece di un “uomo capace”. Io ritenni che fosse il caso di definire la categoria del Lettore Capace.
Il Lettore Capace – argomentavo - è il perfetto contraltare dell’uomo capace. L’uomo in grado, cioè, di dire, di fare e raccontare, dal quale si parte per una teoria dell’identità narrativa. Il lettore capace è capace di ascoltare, di fare e di raccontare. Ascoltare, perché la comprensione dell’altro, prima che su ciò che viene detto, passa per l’ascolto.
Venti anni dopo, credo che questo sia ancora più vero oggi. Credo che l’era dell’intelligenza artificiale sia, in realtà, l’era in cui si dovrà tornare alla filosofia, non alla tecnica. E credo che il giornalismo anche dovrà diventare sempre più filosofico, approfondito, realista e ideale, ma non ideologico.
PaginasDigital è, dunque, una possibilità, una idea, un qualcosa che va in quella direzione. Per questo, credo che vada seguita.

Grazie Andrea
RispondiElimina