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lunedì 28 febbraio 2022

Benedetto XVI, nove anni dopo


Oggi lo possiamo dire. Quando alle 20 del 28 febbraio 2013 le porte della Residenza Papale di Castel Gandolfo si chiusero, non stava solo finendo un pontificato. Stava terminando un’epoca.

Nove anni dopo la fine del pontificato di Benedetto XVI ci troviamo un mondo completamente diverso. Cambiato nelle aree di influenza, mutato nei rapporti di forza, sebbene ancora nascosto dietro il nuovo linguaggio voluto dalle organizzazioni internazionali. Una neo lingua che, dietro i nuovi diritti, nasconde in realtà la negazione dei diritti. Come quando si parla di salute sessuale e riproduttiva, e si intende in realtà il diritto all’aborto. È questa neo lingua che tutto ha coperto, tutto ha nascosto, mentre il mondo si andava definendo in un modo nuovo, creando, appunto, un ordine mondiale senza Dio.

Incredibile a dirsi, Benedetto XVI questo lo aveva capito. Nell’intervista a Peter Seewald per la sua biografia, il Papa emerito aveva sottolineato: “Io non appartengo più al vecchio mondo, ma quello nuovo in realtà non è ancora cominciato”. Cosa significano queste parole?

Benedetto XVI era consapevole di essere qualcosa di diverso dalla sua generazione. Come tutte le persone che non si riconoscono in nessun pensiero costituito, Benedetto  XVI è stato etichettato prima come progressista, poi come conservatore. Ma in entrambe le etichette non c’era niente di più sbagliato. Benedetto XVI era rimasto sempre se stesso. Era rimasto lo studioso capace di stupirsi ad ogni nuova scoperta e il prete innamorato di Cristo che cercava di leggere tutto con le chiavi del Vangelo e della rivelazione.

Prova di questo è il fatto che Benedetto XVI non ha aderito a nessuna “scuola teologica”, non ha fatto correnti, né ne ha create di nuove. Anche il Ratzinger Scbuelerkreis è una iniziativa degli studenti, è una famiglia teologica più che una scuola di pensiero.

Questa libertà d’animo a permesso a Benedetto XVI di essere semplicemente differente dagli altri. Per lui, la verità non era qualcosa che si poteva possedere, andava cercata. Ma cercare la verità prevede anche saper fare un passo indietro, saper ascoltare, saper riflettere. La sua fede è sempre stata pura perché sempre alimentata da questa ricerca della verità. E la sua ricerca della verità è sempre stata alimentata dalla fede, forte, incrollabile, viva.

Non è più del vecchio mondo, Benedetto XVI, perché non è parte di un mondo che si costituiva in gruppi, in scuole di pensiero, in dibattiti tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, liberali e comunisti. Non è più del vecchio mondo, Benedetto XVI, perché rifugge il discorso politico e la politicizzazione del discorso, preferisce guardare lontano, cercare un altro linguaggio, più vicino all’idea di Dio che non all’idea dell’uomo.

Non è più del vecchio mondo, Benedetto XVI, perché non riesce nemmeno a concepire quell’ordine mondiale senza Dio che si è andato costituendo, silenziosamente, togliendo un passo alla volta Dio dal dibattito e con la connivenza anche degli uomini di Chiesa.

Ma il nuovo mondo non è cominciato, perché il mondo di mezzo è un mondo fatto di compromessi. Un mondo in cui si pensa che i valori possano essere negoziati in nome di un male minore, che non può che diventare poi un male maggiore – come spiegava Benedetto XVI in occasione dei cinquanta anni del Trattato di Roma. È un mondo in cui si finge di non contrapporsi per, alla fine, cercare di annullarsi gli uni con gli altri. È un mondo dove l’opinione pubblica, o meglio l’opinione pubblicata, prende il posto della realtà. È un mondo di mode del pensiero, che Benedetto XVI non può comprendere.

Il nuovo mondo sta cominciando ora, e nasce dalle macerie di guerre, distruzioni e mancate riconciliazioni. E sarà da vedere in che modo inizierà il nuovo mondo. Se sarà un mondo costruito come Benedetto XVI avrebbe auspicato, o se sarà un mondo che semplicemente si sarà arreso al male minore.

Di certo, in queste circostanze, la fine del Pontificato di Benedetto XVI sembra assumere il ruolo di uno spartiacque simbolico. Benedetto XVI non ha fatto un passo indietro, non è “colui che per viltà fece il gran rifiuto”. Benedetto XVI si è ritirato sul monte perché, nel mondo di mezzo, c’è bisogno di forza per guidare la Chiesa. Ma c’è, soprattutto, bisogno di intercessione. E chi, meglio di un Papa, può intercedere per la Chiesa.

Nove anni fa, la chiusura di un portone certificava dunque un cambiamento di epoca. Benedetto XVI è ancora qui, va verso i 95 anni. Guarda il mondo con gli occhi distaccati di un uomo di fede, che sa che i cristiani sono nel mondo, ma non del mondo. Guarda verso il futuro, verso quel nuovo mondo che lui ha visto, in cui i cristiani sono minoranza, forse, ma minoranza creativa, e in cui i cristiani saranno meno mondani, ma più puri. E rimarranno i cristiani, una fiammella nel buio che attirerà tuti, come aveva profetizzato in una intervista radio del 1977. Una fiammella come lo è Benedetto XVI, per illuminare la difficile strada verso un nuovo mondo dove Dio non sarà dimenticato.

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