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venerdì 19 giugno 2026

Perché ho scritto “Un ordine mondiale senza Dio?”


È da oggi in libreria Un ordine mondiale senza Dio? La Chiesa, la guerra, la pace e i diritti” (Edizioni Città Nuova). È un libro cui mi sono dedicato nell’ultimo anno e mezzo, partendo da una riflessione, ampliandola e cercando di mettere a sistema alcune questioni. Non è un libro che chiude un discorso, ma un libro che apre un dibattito, o perlomeno intende aprirlo. Ma qui voglio raccontarvi la genesi di questo libro.

Si parla spesso di una revisione della dottrina sociale della Chiesa, e se ne parla in particolare quando si parla di pace e guerra. La guerra in Ucraina, il conflitto in Terrasanta, e vari altri conflitti che si sono aperti negli ultimi anni hanno rilanciato una serie di interrogativi che sono stati parte della riflessione della Chiesa per diversi anni.

 

In particolare, Giovanni XXIII aveva già messo in luce, nella Pacem in Terris, come una guerra giusta fosse praticamente impossibile nell’era degli armamenti nucleari. Quale guerra, infatti, può essere giusta se può implicare una soluzione estrema, ovvero la distruzione dell’umanità?

 

Io ho fatto qualche viaggio in zona di guerra, ho notato come la guerra sia cambiata, e come in realtà il problema sia ancora pià profondo. Le armi nucleari sono la grande minaccia, ma non sono più l’unica minaccia ultima. Ci sono armamenti più piccoli, eppure più letali, che addirittura cancellano ogni questione morale, perché gestiti da remoto. C’è una guerra ibrida, fatta di informazioni, o di avvelenamento di falde acquifera, che non è guerreggiata direttamente, ma che porta con sé molti interrogativi ancora più grandi.

 

Poi c’è un problema ulteriore. La guerra non riguarda più solo gli Stati, perché non sono più solo gli Stati ad avere la capacità di dotarsi di armamenti letali di vasta scala. Salta, dunque, anche il principio di diplomazia e negoziato tra le nazioni, salta ogni catena di comando.

 

Si parla spesso di una revisione della Dottrina Sociale della Chiesa. Il compendio risale al 2004, nel frattempo l’insegnamento dei Papi si è arricchito di nuovi capitoli, e questi nuovi capitoli dovrebbero essere citati e sviluppati. Ma si parla di una revisione anche quando si discute sui diritti dei migranti (c’è una proposta per l’aggiunta di tre nuovi articoli sul tema nel compendio) o anche quando si discute, appunto, di guerra.

 

Nel 2017 parlava addirittura di una enciclica della non violenza per arrivare alla negazione totale della possibilità di pace, mentre Leone XIV, nella Magnifica Humanitas arriva a chiedere di superare il concetto di guerra giusta.

 

Il libro si situa tra questi due poli (consegnato comunque prima della pubblicazione di Magnifica Humanitas), e si costruisce attorno ad una riflessione ulteriore. Tutto quello di cui ho parlato finora, verissimo, profondo, sacrosanto, in realtà ha una radice più profonda. È tecnico, con il rischio di diventare tecnocratico, ma mette da parte quella religiosità che in fondo è parte dell’essere umano. È nella fede che si riconosce la dignità inerente dell’essere umano, ed è con la fede che l’essere umano può essere sostenuto.

 

Insomma, il problema non è più solo l’aggiornamento della dottrina sociale, o la valutazione tecnica e morale dei nuovi armamenti, ma il mondo stesso che vogliamo costruire.

 

Il Cardinale Angelo Bagnasco, in una omelia per la festa di San Lorenzo a Genova di qualche tempo fa, puntò il dito contro la costruzione di un ordine mondiale senza Dio. Quell’espressione mi era rimasta in testa.

 

Una riflessione che poi mi ha portato ad un ulteriore ragionamento: l’ordine mondiale senza Dio è un ordine mondiale occidentale, ma non tiene conto dell’ordine mondiale che, per esempio, viene costruito da altri Paesi nel mondo. I governi islamici, per esempio, mettono Dio al centro della narrativa.

 

Sono andato allora ad intervistare persone impegnate in questo dialogo, a cercare i punti di contatto che potessero davvero creare un ordine mondiale con Dio, equilibrando le narrative, portando avanti dei punti cruciali che sono necessari per il concerto delle nazioni: la dignità umana, la riconciliazione, la formazione di comunità. Solo le religioni possono fare tutto questo. Solo una diplomazia religiosa può comprendere tutto questo.

 

Ma è un libro cattolico, che nasce in un ambito cattolico, ed è il mio atto di amore per la Santa Sede, per il suo lavoro, per i temi che sono stati sviluppati negli anni e che a volte sembrano essere dimenticati. È la ricerca di una riflessione meno tecnocratica e più spirituale, nella speranza di ricomprendere i concetti.

 

Io nasco come studioso di semiotica e filosofia del linguaggio, amo la profondità delle parole, e sento profondamente come ogni parola debba avere una sua profondità, un suo contesto. Sono arrivato alla conclusione che i grandi temi di cui oggi parliamo quando si parla di relazioni internazionali – pace giusta, guerra giusta, destinazione universale dei bene, bene comune, sviluppo umano integrale – non possono essere compresi se non si ricontestualizzano in un ambito cristiano. Solo così i concetti riprendono tutta la loro profondità, solo così si può davvero ritornare a parlare.

 

Non è un libro completo, ma è un libro che risente di moltissimi stimoli, e che si è costruito nel percorso di ricerca, mettendo insieme interviste nuove e vecchie, articoli e studi nuovi e vecchi.

 

È un libro che ha una idea profonda, ovviamente, e che deve fornire una cornice di possibile ricerca per comprendere il mondo di oggi. È un libro che cerca di raccontare le relazioni internazionali da una prospettiva cristiana, che è ciò che davvero manca nel mondo di oggi. Abbiamo molte pubblicazioni che parlano di affari internazionali, ma quasi nessuno definisce, comprendere e interpreta gli insegnamenti della Chiesa sulla pace, sulla guerra, sulla dottrina.

 

Ci sono molte questioni aperte, ma io sono convinto che il problema non sia aggiornare i principi, ma sia piuttosto dare ad i principi profondità. Non va cambiata la Dottrina Sociale, né va aggiornata. Va applicata ai tempi, ed è la parte più complessa.

 

Ho cominciato questo studio sotto Papa Francesco, lo ho consegnato lo scorso febbraio sotto Leone XIV. Ma c’erano da sempre, dall’inizio del percorso, due temi che mi bruciavano dentro: il tema del vivere come se Dio non ci fosse di Dietrich Bonhoeffer, che Benedetto XVI ribaltò con la formula “vivere come se Dio ci fosse”; e il tema della pax augustea e della Città di Dio, che Benedetto XVI raccontò in maniera magistrale nel suo terzo volume del Gesù di Nazaret.

 

In fondo, era un libro agostiniano prima che essere agostiniani fosse di moda. Ma io tutto questo non lo sapevo.

 

Ora, questo libro comincia a viaggiare, ed è nelle vostre mani. Leggetelo, magari, con un anticipo di simpatia, e con la consapevolezza che siamo qui per aprire un dialogo. E, magari, per contribuire, nel nostro piccolo, a costruire un ordine mondiale CON Dio.

 

 

 

 

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