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martedì 27 ottobre 2020

Il Concistoro come un linguaggio da capire. E un libro che aiuta a comprenderlo


C’è un modo in cui i Papi parlano e raccontano molto non solo del loro pontificato, ma dell’eredità che vogliono lasciare
: il concistoro per la creazione dei nuovi cardinali. Perché ogni berretta rossa scelta racconta di una scelta precisa, una indicazione di metodo, o semplicemente un indirizzo che si vuole dare alla Chiesa.

Così, ogni concistoro va interpretato, letto, considerato, ponderato. E c’è un libro, appena uscito, che di certo è uno strumento necessario per farlo. Si tratta di “Usque ad Sanguinis Effusionem. I Cardinali di Santa Romana Chiesa da Pio X a Francesco”, di Marco Mancini (Edizioni Tau).

Il libro è un prezioso strumento di lavoro perché permette ai giornalisti che si occupano di vaticano di aggiungere una dimensione importantissima al loro lavoro: la dimensione della memoria storica, che permette di relativizzare ogni scelta, di comprendere cosa è davvero nuovo e cosa no, di leggere ogni decisione da un punto di vista differente.

Per il giornalista che si occupa di vaticano, in fondo, il vero scoop è dato dalla capacità di contestualizzare storicamente, piuttosto che dalla notizia stessa. Non ci sono grandi notizie o misteri da svelare, ma c’è un modus operandi da capire.

A scorrere le pagine del testo di Mancini, si trovano le schede di tutti i cardinali creati negli ultimi 120 anni, tranne quelli dell’ultimo concistoro annunciato da Papa Francesco per il prossimo 28 novembre. Eppure, proprio andando a vedere le scelte dei concistori dell’ultimo secolo, si può leggere anche il prossimo concistoro di Papa Francesco in maniera differente.

Quello del 28 novembre sarà il settimo concistoro del pontificato di Papa Francesco. In pratica, il Papa ogni anno si è dedicato a mettere mano al collegio cardinalizio, cambiandone la composizione fino ad arrivare ad avere una percentuale del 58 per cento di cardinali elettori creati da lui.

È una operazione certosina e precisa, che diventa ancora più evidente se si fa il paragone con Giovanni Paolo II. Perché questi è il Papa che ha creato più cardinali nella storia. Ma lo ha fatto in 27 anni, e in 9 concistori.

Benedetto XVI ha invece convocato cinque concistori per la creazione di nuovi cardinali, e l’ultimo, fatto di soli sei cardinali e tutti non europei, era un chiaro segnale di riequilibrio nel collegio cardinalizio, che era stato dominato, con le scelte precedenti, da cardinali europei e di Curia.

Ancora: si parla molto di internazionalizzazione del Collegio Cardinalizio con Papa Francesco. Ma l’internazionalizzazione era cominciata da tempo, già con Pio XII. Questi convoca solo due concistori nel suo pontificato, anche perché la Seconda Guerra Mondiale blocca ogni attività. Ma in questi due concistori comincia a mutare profondamente la composizione del Collegio Cardinalizio.

Ad esempio, nel suo primo concistoro, del 18 febbraio 1946, crea solo quattro italiani su 32 nuovi porporati, facendo per la prima volta degli italiani una maggioranza relativa, e non assoluta, nel Sacro Collegio, tendenza poi confermata da tutti i Papi dopo Pio XII. Ma altri dati di quel concistoro sono significativi: 29 cardinali su 32 erano vescovi diocesani, a testimonianza che Papa Francesco non è stato il primo a privilegiare vescovi diocesani piuttosto che uomini di Curia (e anche nel suo ultimo concistoro Benedetto XVI darà la berretta rossa a soli arcivescovi residenziali).

Se si vuole guardare ancora oltre, si trova con Paolo VI il primo “cardinale-parroco” della storia, nella persona dell’oratoriano Giulio Bevilacqua, che volle mantenere il suo ufficio di parroco a Brescia anche quando il Papa aveva deciso di dargli la berretta rossa.

Si devono, insomma, scorrere nomi e biografie, e poi cercare di andare più a fondo di ogni storia, per riuscire a dare profondità alle analisi che vengono fatte.

Ma il libro di Mancini racconta, in fondo, anche un dato fondamentale: che alla fine, di tante discussioni, resta la sostanza, e la sostanza è quella che ogni Papa, in qualche modo, dà la sua impronta alla Chiesa proprio attraverso i concistori.

Serve, perciò, guardarsi indietro per comprendere l’oggi e guardare al futuro. Come spiega il Cardinale Angelo Bagnasco nella sua introduzione al volume “la sequenza dei Concistori non è mai solamente una cronaca, ma è un indicatore che lascia trasparire gli orientamenti e gli equilibri di una istituzione che è di origine divina, e che si incarna nella storia umana: essa svolge la sua spirituale missione fedele al Signore, e deve tener conto delle vicende e delle culture con le quali dialoga per annunciare il Vangelo della salvezza”.

Sono queste le lenti attraverso cui leggere i concistori dei Papi. E dovremmo provare a leggere attraverso queste lenti anche l’ultimo concistoro di Papa Francesco. Ma questo è materiale per un altro post.

 

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